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rocchettiSono disponibili in letteratura molteplici definizioni di Etica, una tra quelle più esemplificative la definisce come “Branca della filosofia che studia i presupposti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati”.
Ben diverso è il concetto di Morale, anche se comunemente vengono sovrapposti, che si può definire come “insieme delle consuetudini sociali legate ad una certa tradizione culturale o collettiva”, e che quindi non ha nulla a che vedere con i concetti di giusto o inappropriato.
Vedremo come, in questo contesto socio-economico e culturale fortemente inquinato da “interessi economici e di bottega”, una corretta applicazione di concetti di eticità e deontologia nella nostra pratica professionale quotidiana, possa rappresentare una grande risorsa.
Un fondamentale strumento di governo della Professione Medica è il Codice Deontologico, codice di comportamento, generalmente avente efficacia normativa, cui il professionista deve attenersi per l’espletamento della sua professione.
Le norme degli Ordini professionali sono atti di soft-law che non rientrano nel sistema delle fonti del diritto inteso come norma emanata dal potere politico perchè sono organismi elettivi degli Ordini. Rappresentano infatti solo una parte della società civile (una categoria professionale), diversamente dai rappresentanti politici che invece rappresentano la generalità della popolazione.
Il nuovo Codice di Deontologia Medica è stato approvato a Torino il 18 maggio 2014 e pone l’attenzione particolarmente su alcuni aspetti tra i quali interessano particolarmente la nostra trattazione quelli inerenti:

  • prevenzione del rischio clinico e alla sicurezza delle cure
  • controllo del dolore
  • competenze professionali
  • lotta all’abusivismo
  • consenso Informato

Il Paziente viene messo finalmente al centro della cura per valorizzare il passaggio da esclusiva azione di cura della malattia, a quella più vasta di promozione e tutela della Salute.
Viene ribadito che la diagnosi spetta solo al medico per riaffermare che l’atto medico per eccellenza, la diagnosi, non compete ad altre professioni: “La diagnosi a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi è una diretta, esclusiva e non delegabile competenza del medico e impegna la sua autonomia e responsabilità”, a dispetto di alcuni recenti passaggi normativi, come il comma 566 della L. 190/14, che limitano le competenze dei medici agli “atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia”, investendo in ruoli non dovuti altre categorie professionali non mediche.
Il nuovo Codice Deontologico mette di fronte alla responsabilità i professionisti e mette al centro un’idea di medicina che ha a cuore la tutela della salute.
Tutto ciò che fa un professionista sanitario ha come obiettivo la tutela della salute, la tutela della vita, il rispetto dei diritti civili, etici, delle persone a cui si rivolge.
Ben diverso ruolo ha invece lo Statuto Associativo, che rappresenta l’insieme di norme che regolano tutta la vita dell‘Associazione, che disciplinano i rapporti tra gli Associati e tra Soci e Associazione stessa.
Valutando il nostro Statuto ci si è resi conto che su alcuni aspetti c’erano carenze o quantomeno non un approccio coerente con lo stato attuale su temi quali:

  • Rispettare principi etici fondamentali e regole comportamentali che tutti i Soci riconoscono, rispettano e assumono come elemento vincolante al quale si attengono;
  • Orientare il comportamento degli iscritti secondo regole comuni;
  • Definire e comunicare i propri valori;
  • Rendere concreti i valori che l’Associazione si è data.

Dopo un percorso condiviso interno all’Associazione si è arrivati all’approvazione, da parte dell’Assemblea Nazionale Ordinaria dei Delegati ANDI di Napoli (31 maggio 2013), del Codice Etico associativo.
Lo si può definire come “Insieme di principi di condotta che rispecchiano particolari criteri di adeguatezza e opportunità, in riferimento a un determinato contesto culturale, sociale o professionale”.
Il Codice Etico è la carta dei diritti e dei doveri che definisce la responsabilità di ogni Associato, e indirizza gli Associati al rispetto dei valori fondanti dell’Associazione.
L’adesione all’Associazione implica il rispetto dello Statuto e Regolamento, nonché del Codice Etico.
Disciplina in modo più stringente e vincolante il comportamento dei dentisti ANDI, con un accordo istituzionale vincolante per i Soci, con l’obiettivo specifico di regolamentare i rapporti degli Associati tra di loro, con l’Associazione e con gli interlocutori terzi.
L’Etica applicata, che coinvolge l’odontoiatra come qualsiasi medico, trova la sua massima applicazione attraverso la doverosa preliminare informazione e il consequenziale consenso al trattamento medico chirurgico.
Nella pratica odontoiatrica questo aspetto può presentare connotazioni particolari trattandosi di un rapporto essenzialmente privatistico e quindi contrattuale (nel 96% dei casi), uno dei pochi rimasti in medicina, per il quale si instaura una relazione amichevole e addirittura di una certa familiarità, peculiarità del rapporto medico-paziente legata a situazioni di particolare fiducia nel professionista al quale il paziente si abbandona.
Non si può prescindere invece, anche nel rapporto fiduciario tra paziente e odontoiatra, dalla formalità del contratto di cura dopo una serena e idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi, sulle prospettive terapeutiche, sulle verosimili conseguenze della terapia e delle possibili complicanze.
Notizie che dovranno essere acquisite dal paziente unitamente al preventivo di spesa e alle modalità di pagamento, tenuto conto che anche per queste ultime si tratta di un preciso diritto del paziente oltre che del fatto che gli aspetti economici sono spesso alla base di un eventuale contenzioso!
Primaria importanza ha il modulo di consenso, indispensabile nei trattamenti non routinari e rischiosi, anche se non esiste ad oggi per gli studi privati un obbligo normativo di raccoglierlo scritto. In caso di interventi di poco conto con probabilità di eventi avversi minimali, il dentista è ragionevolmente esonerato dall’obbligo di acquisire il consenso scritto, essendo questo implicito nella richiesta di quella specifica prestazione.
Viceversa, le complicanze più frequenti vanno accuratamente spiegate verbalmente, oltre che indicate nel modulo, e sarebbe opportuno che il paziente non si limitasse alla firma in calce, ma dichiarasse di proprio pugno di aver compreso la natura, gli scopi, i rischi del trattamento e i propri impegni nel periodo successivo al trattamento come le visite di controllo, le regole di igiene, la necessità di ulteriori eventuali interventi o esami di controllo.
I “doveri del paziente” possono assumere particolare rilievo in implantologia e ortodonzia, in quanto il buon esito è in molta parte legato, forse più che in altre specialità, all’osservanza scrupolosa di regole ben definite, che vanno spiegate precedentemente alle cure  e valorizzate.
L‘Odontoiatra, come qualsiasi medico-chirurgo, può e deve rifiutare la sua opera professionale ove vengano richieste prestazioni in contrasto con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, previa attenta valutazione dello stato complessivo del paziente.
Alcune situazioni proprie dell’attività odontoiatrica, specie quelle a carattere estetico, meritano una particolare riflessione etica considerato che il volto e soprattutto la bocca, quale “strumento polifunzionale, fonte di erotismo e centro fisiologico di articolazione delle parole”, rappresentano un primario elemento di approccio e di confronto con il mondo.
Ogni possibile cambiamento, anche migliorativo, del nostro aspetto se non corrispondente alle nostre aspettative, può essere fonte di grave disagio, per cui va attentamente valutato, coinvolgendo e motivando il paziente.
Il non rispetto di questo approccio può alterare gli equilibri etici del rapporto tra medico e paziente, trascurando quel senso di benessere esistenziale e quel senso del bello soggettivo e/o oggettivo, che determinano l’effettivo successo del trattamento e costituiscono l’obiettivo costante della professionalità dell’odontoiatra.
L’idea del dolore, che spesso si associa ancora automaticamente alla figura dell’Odontoiatra, in pazienti predisposti particolarmente sensibili può causare allontanamento dalle cure, bisogna avere una particolare attenzione, imperativo etico, alla gestione del dolore, che tuttora presenta lacune intollerabili.
Un altro aspetto che va preso in considerazione nel rapporto odontoiatra-paziente è il fatto che spesso dall’esame della bocca risaltano non solo le patologie pregresse e quelle attuali, ma anche lo stile e le abitudini di vita del paziente, quasi quindi una ricostruzione biografica che per l’intervento dell’odontoiatra potrebbe subire una svolta in grado di coinvolgere lo stesso modo di essere!
Non poche critiche suscita il tecnicismo esasperato di alcuni professionisti, indotto spesso dalla prevalenza dei principi meccanicistici su quelli organicistici, dal prevalere delle tecniche di valutazione strumentale da quelle cliniche, che tendono ad allontanare l’odontoiatra dalla matrice medica almeno per quanto riguarda la minore considerazione delle cause generali delle patologie della bocca.
A questo si può legare il cosiddetto over treatment, determinato dalla necessità di avere un guadagno tale da giustificare le spese di acquisto e di gestione di uno studio odontoiatrico. L’over treatment si verifica in misura più evidente soprattutto in due branche dell’odontoiatria, la conservativa e l’ortodonzia, e porta alla spasmodica ricerca, spesso inutile, del recupero del dente o del trattamento esasperato.
L’odontoiatra, qualora eserciti in regime libero professionale, è tenuto ad una corretta gestione dello studio e al rispetto delle normative nazionali, e/o regionali che disciplinano l’apertura dello studio stesso e i suoi requisiti minimi organizzativi e strutturali. Questo è dovuto al paziente, ma anche al personale ed a se stessi per minimizzare il rischio di incidenti o infortuni che possono anche avere conseguenze legali.
Imperativo della Professione è oggi quello di offrire la migliore prestazione odontoiatrica in quel momento realmente sostenibile dal paziente, per i relativi aspetti economici e terapeutici!
L’odontoiatra deve perseguire il proprio aggiornamento professionale, anche tecnologico, nell’ambito degli specifici obblighi previsti dalla normativa vigente, con particolare riferimento alla legge istitutiva degli Ordini delle professioni sanitarie, al Codice Deontologico e agli obblighi della Formazione Continua.
Costituisce gravissimo illecito deontologico ed etico il comportamento dell’odontoiatra che per interesse personale favorisce o addirittura promuove l’abusivismo professionale consentendo a chi non è legittimato lo svolgimento, nel proprio studio, di atti medici riservati solo ai legittimi esercenti la professione odontoiatrica.
Il corretto rapporto tra colleghi viene valorizzato nel Codice Deontologico, nello Statuto ANDI e nel Codice Etico ANDI, non devono esistere forme di cannibalismo professionale per le quali si assiste ad una volontà di accaparramento di pazienti a discapito dei colleghi che porta ad una esasperazione del rapporto medico-paziente che spesso sfocia in un contenzioso medico-legale.
La comunicazione pubblicitaria è oggi uno degli strumenti più potenti per creare opinione, modificare il costume, promuovere o bocciare valori.
L’odontoiatra è tenuto ad osservare la normativa vigente in materia di pubblicità in campo sanitario,
il comportamento corretto nel campo della pubblicità della propria attività costituisce, comunque, un preciso dovere deontologico ed etico. L’odontoiatra è responsabile delle dichiarazioni che rilascia tramite i mezzi di comunicazione che non dovrebbero tradursi in una diretta o indiretta promozione della propria attività professionale.
Le recenti liberalizzazioni, corrette nello spirito ma che in alcuni ambiti hanno trovato negative applicazioni, hanno portato ad una mercificazione della Professione e ad uno svilimento dell’atto diagnostico e terapeutico.
Le cure odontoiatriche sono quelle maggiormente sottoposte, tra le professioni sanitarie, al bombardamento incontrollato di messaggi pubblicitari. Slogan e inviti spesso fuorvianti, promesse di cure semi-gratuite, inviti a recarsi oltreconfine per trattamenti miracolosi, spesso associati a visite turistiche e a riabilitazioni esteticamente stupefacenti, portano ad un disorientamento del paziente che ha come conseguenza negativa un suo allontanamento dalle cure.
L’odontoiatra è un professionista della medicina che esercita un’attività sanitaria atta a tutelare, per quanto e come possibile, ma sempre con impegno, dedizione, correttezza e professionalità la salute.
Una corretta applicazione dei principi dell’Etica e della Deontologia può migliorare l’efficienza ed il valore del servizio nel nostro studio dentistico, rappresentando un valore aggiunto, garantendoci l’apprezzamento dei pazienti e favorendo quindi la loro permanenza in studio!

Mauro Rocchetti
Vicepresidente Vicario Nazionale

 

Qualche info

ANDI, Associazione Nazionale Dentisti Italiani, fondata nel 1946, è il sindacato di categoria più rappresentativo d'Italia con oltre 22.000 associati e svolge, oltre che attività sindacale, anche attività culturale e scientifica.

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